Prosegue al tribunale di Cuneo il processo che dovrà far luce sulle responsabilità per la morte di Rodolfo Griffoni, l’ottantenne che riportò un gravissimo trauma cranico cadendo all’indietro mentre apriva la porta del centro anziani dove si recava ogni giorno per incontrare gli amici, e di cui è stato chiamato a rispondere il responsabile dell’area tecnica del Comune, imputato di omicidio colposo. Sarà da chiarire la dinamica dell’incidente, dal momento che la maniglia si spezzò mentre la vittima stava per entrare nell’edificio la cui porta si apriva verso l’interno: l’uomo però cadde all’indietro e fu così che lo trovarono i primi soccorritori che chiamarono immediatamente il 118. Il signor Griffoni stringeva in mano un pezzo della maniglia, era semicosciente e provava a dire qualcosa che però non era comprensibile. Venne posto su un fianco e tenuto sveglio fino all’arrivo dei sanitari che lo trasferirono in codice rosso all’ospedale. Le tragiche ore successive sono state raccontate in aula dal figlio dell’uomo, chiamato a deporre in aula come parte civile dall’avvocato Giulio Magliano: “Ero stato avvisato della caduta e mi sono precipitato alla sala polivalente, lui era a terra su un fianco, diceva cose incomprensibili ma ho pensato fosse per lo shock della caduta non immaginavo quello che sarebbe accaduto. Invece poi ci chiamarono dall’ospedale perché la situazione era molto grave. Era una persona completamente autonoma, usciva più volte al giorno, camminava molto, compresi i due piani di scale che faceva ogni volta che entrava e usciva di casa”.
Di natura molto tecnica è stata poi la deposizione dell’imputato C. G., che ha lungamente risposto alle domande del proprio difensore avvocato Gianluca Pantano e poi del pubblico ministero Attilio Offman. Il dipendente del Comune ha parlato dei propri compiti di verifica dello stato di manutenzione degli immobili del Comune e degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria su di essi. In particolare l’attenzione si è concentrata sulla maniglia e sulle sue caratteristiche: “Non avevo mai ricevuto segnalazioni da parte della squadra di operai o da parte dei cittadini su eventuali problemi, altrimenti saremmo subito intervenuti con la riparazione”, ha riferito, aggiungendo che quella maniglia era stata scelta per le sue caratteristiche, adatta sia per interni sia per esterni, a garanzia di non sfilamento in quanto era un blocco unico con la maniglia interna, realizzata con una particolare resina che la rendeva molto resistente. L’edificio era stato ristrutturato nel 1985, ma il responsabile della ditta che aveva realizzato i lavori non aveva riconosciuto quella particolare maniglia che infatti risulta fosse stata sostituita dopo il 2010: in quell’anno infatti durante la premiazione di una corsa vennero scattate delle foto in cui si vedeva la porta con una maniglia diversa da quella oggetto del processo.
Secondo il consulente di parte civile che aveva deposto nel corso della precedente udienza, quella maniglia non era comunque da esterni, perché completamente in plastica e quindi soggetta a perdere di duttilità, mentre le maniglie da esterni di solito hanno un’anima di metallo resistente agli sbalzi di temperatura. L’udienza è stata rinviata al 30 aprile per ascoltare gli ultimi testimoni; il 25 maggio sono previste la discussione e la sentenza.




