Voglia di ripresa azzoppata da troppa incertezza, che pesa sulle prospettive e abbatte gli investimenti, ma non quelli sulle risorse umane, dato che le imprese della Granda prevedono crescite occupazionali: è il quadro emerso nella tarda mattinata di oggi (giovedì 10 aprile) con Confindustria Cuneo, che ha presentato la sua indagine congiunturale con i dati relativi al 2025 e le previsioni per il secondo semestre dell’anno in corso.

Colpiscono i dati sul calo degli investimenti, in cui pesa il recente “pasticcio” degli incentivi Industria 5.0 nel decreto fiscale, poi recuperati in parte; accanto a questo, è rilevante l’incremento esplosivo del timore sui prezzi delle commodities, enorme anche nei servizi. Gli imprenditori della Granda guardano quindi ai prossimi tre-sei mesi con una certa inquietudine, legata allo scoppio della guerra in Medio Oriente mentre non si intravvedono soluzioni per quella in Ucraina. Ne deriva anche un’aspettativa molto negativa sui costi per le imprese: raddoppia la percentuale di imprenditori che temono un raddoppio dei prezzi, sia per commodity ed energia, sia per trasporti e logistica.

Tutto questo proprio mentre i dati consuntivi del 2025 si rivelano migliori rispetto alle aspettative che dazi e tensioni commerciali facevano intuire. Le previsioni produttive tornano positive, in particolare per il comparto manifatturiero, con una fiducia che torna forte dopo diversi mesi con segno meno, e questo spinge la richiesta di forza lavoro: nelle previsioni delle imprese industriali della Granda si coglie un balzo forte sul fronte occupazionale, con la ricerca di personale e con un calo sotto la media regionale per le previsioni di ricorso alla cassa integrazione (per alcuni comparti, totalmente azzerata).

Tra i settori, per edilizia, grafica e minerali sono attese le performance più positive, insieme – nei prossimi mesi – a quelli legati alla doppia transizione, ovvero elettronica e meccanica, insieme alle utilities; all’opposto, “freno a mano tirato” per il turismo.

“È un momento particolare, di forte instabilità a livello mondiale – ha sottolineato il presidente Mariano Costamagna -. Il 2025 si è chiuso con una crescita mondiale migliore di quanto previsto a inizio anno; per l’Europa la chiave è stata nel calo dell’inflazione e nella forza dell’euro, con il calo dell’energia, e quindi nella ripresa dei consumi privati. Il miglioramento generale era atteso a fine 2025, mentre la guerra in Iran ha modificato pesantemente questo quadro, con effetti inflattivi e il deperimento della fiducia delle famiglie e dei consumatori. Nei primi mesi di quest’anno il graduale miglioramento della fiducia è stato raffreddato da quanto avviene in Iran. Oggi l’economia mondiale è prevista in rallentamento, per l’andamento delle due guerre. Tra inquietudine degli operatori e crisi energetica, l’economia italiana si trova a fare i conti con prospettive molto deboli, sia per il Pil sia per la domanda estera. La resilienza del sistema piemontese è comunque notevole, con le imprese tornano a guardare avanti con misurato ottimismo. E dopo tre trimestri sfavorevoli, si torna anche a Cuneo a guardare con cauto ottimismo al futuro”.
Novità positive sono state sottolineate dal direttore generale Giuliana Cirio: “Un rinnovato slancio per il manifatturiero, supportato da entusiasmo e indici positivi, insieme a un contenuto timore sull’export, con aspettative negative ma non quanto a fine 2025. Sull’occupazione le previsioni sono altamente espansive; d’altro campo, incombono timori sui costi e sull’impossibilità, per gli imprenditori, di calcolarli correttamente nella visione dei loro business plan”.





