Si è conclusa ieri (giovedì 9 aprile) con la messa alla prova per Elisa Tarasco e per il marito Gabriele Genre la storia sui buoni benzina in cambio di voti di cui i due avevano fatto dono ad una coppia di Crissolo – Kanti Fadelli e Daniele Brezzo – allegandovi un “santino” elettorale della donna ed un’esplicita richiesta di aiuto per l’imprenditrice locale, candidata alle elezioni regionali del 2024 nelle liste di Fratelli d’Italia. Dell’accaduto si occupò anche la trasmissione di Rai3 “Report”.
I due avevano consegnato le prove del reato al sindaco Fabrizio Re che circa un mese dopo, alla vigilia della quasi certa nomina della Tarasco a presidente del Parco del Monviso, aveva deciso di segnalare l’accaduto alla Procura.
Dopo una lunga serie di indagini, ieri il “quasi” lieto fine.
Tramite i loro legali, Tarasco e Genre hanno richiesto e ottenuto l’accesso alla messa alla prova, istituto previsto dall’ordinamento che consente la sospensione del procedimento penale subordinandola allo svolgimento di lavori di pubblica utilità e al rispetto di specifiche prescrizioni. Se il percorso verrà completato positivamente, il reato potrà essere dichiarato estinto.
Diversa invece la sorte per Luciano Mobiglia che, per solidarietà con Fadelli e Brezzo, aveva dichiarato che anche lui era stato oggetto delle attenzioni elettorali della coppia di imprenditori crissolesi, dal momento che Genre gli aveva infilato in tasca una banconota da 50 euro, da lui accettate e spesa dal macellaio.
L’uomo, imputato per corruzione elettorale, ha patteggiato davanti al giudice Emanuela Dufour una pena di due anni e due mesi.





