Avrebbero approfittato del suo stato di fragilità mentale facendole sottoscrivere un finanziamento per coprire la spesa di 2.500 euro per un set di pentole per la loro osteria. La spesa sarebbe stata ripagata con parte della pensione di invalidità civile che l’amministratrice di sostegno le aveva fatto ottenere dopo che la signora aveva perso la madre con la quale viveva e che si era sempre occupata di lei. Con l’accusa di circonvenzione d’incapace sono stati rinviati a giudizio I. M. e S. R., una coppia che in una vallata del cuneese gestiva una locanda e che per qualche tempo aveva ospitato la donna. “Dopo l’inserimento in casa di riposo lei mi scrisse parlandomi di una coppia di amici che l’avrebbero ospitata – ha riferito in aula l’amministratrice di sostegno che l’aveva presa in carico a gennaio 2022 -. Per un po’ di tempo cercai invano di mettermi in contatto con queste persone che non rispondevano alle mie chiamate ed ero preoccupata perché la signora doveva anche assumere una terapia farmacologica e perché anche lo psichiatra che la seguiva da molti anni mi aveva manifestato la sua preoccupazione riguardo questa amicizia”. Dopo molte insistenze, all’udienza dal giudice tutelare la signora si presentò con I. M. che si assunse davanti al giudice l’impegno a ospitarla; un impegno che durò qualche ora perché quella sera stessa i due imputati portarono la donna dalla sorella, presso la quale rimase per qualche tempo prima di entrare definitivamente in struttura. Nel frattempo l’amministratrice scoprì il prelievo di 190 euro che ogni mese usciva dal conto della donna e che subito venne bloccato in quanto il finanziamento era stato sottoscritto senza il suo consenso: “Mi aveva parlato di questa coppia di amici nei confronti dei quali lei aveva un debito ma non si capiva di che natura, se pecuniario o affettivo. Non si era resa conto che quel finanziamento le stava risucchiando quasi tutta la pensione, non aveva mai maneggiato soldi fino a quando è stata con la madre”, ha riferito ancora l’amministratrice. A carico di R. S. c’è però anche l’accusa di violenza sessuale per un fatto che sarebbe avvenuto nell’estate 2023. Qualche mese prima, a febbraio, la signora aveva manifestato con una certa impellenza il bisogno di andare a trovare la coppia di amici: “Non capivo se per una gita di un giorno o per più tempo, andai a parlarle con lo psichiatra e lei ci mostrò una chat con R. S. in cui lui si impegnava a essere presente per lei. Oltre a questo però c’erano anche altri messaggi espliciti di natura sessuale”. Amministratrice e medico le parlarono per farle capire che lui era sposato e nel frattempo cercarono invano anche l’attuale imputato per approfondire questa delicata situazione. A luglio 2023 però la signora sparì per un giorno intero ripresentandosi poi ai Carabinieri i Saluzzo: “Svolgeva un’attività sociale a Cuneo ma alla sera non era rientrata nella struttura. Attivammo tutti canali possibili per cercarla e fu lei il giorno dopo a presentarsi ai Carabinieri, chiedendo anche di essere sottoposta a una visita ginecologica, abbiamo cercato di farla raccontare, era spaventata”, ha concluso l’amministratrice. In aula ha relazionato anche la consulente del pubblico ministero che ha certificato l’impossibilità per la donna di testimoniare in giudizio, stante il suo deficit cognitivo; una condizione che la rende circonvenibile e che è riconoscibile dalla persone che entrano in contatto con lei. L’udienza proseguirà il 20 maggio con gli altri testimoni.




