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Martedì 19 maggio 2026

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Accusa di abusi, il neurochirurgo cuneese nega ogni addebito

In aula la deposizione dell'uomo, che riferisce di aver svolto il proprio lavoro e che non si era creato alcun disagio con le pazienti

Cuneo

La Guida - Accusa di abusi, il neurochirurgo cuneese nega ogni addebito

“Le parlai della necessità di una visita al pavimento pelvico già mentre eravamo seduti e guardavo la risonanza magnetica al bacino che le avevo prescritto, e glielo ripetei quando era sdraiata sul lettino durante la visita. Forse non glielo spiegai in modo opportuno”: è questa la spiegazione del neurochirurgo offerta ai giudici del collegio nel processo che lo vede imputato di violenza sessuale su una 27enne che si era rivolta a lui per un forte mal di schiena. Il medico ha anche dichiarato di aver eseguito quell’esame ai genitali prima esternamente e poi internamente sempre con i guanti e utilizzando una garza per testare la sensibilità esterna e il gel nel momento dell’esplorazione interna. Ha riferito anche che la donna era tranquilla durante la visita e che se così non fosse stato si sarebbe subito fermato. Al termine del controllo l’avrebbe tranquillizzata riguardo la gravità della situazione, avendo escluso patologie più gravi, e le prescrisse delle infiltrazioni in zona lombare da fare nel suo studio nelle settimane successive. Una percezione della visita molto diversa da quella della paziente che uscì scioccata dallo studio e si rivolse immediatamente al proprio medico di base e alla propria ginecologa che le confermarono il dubbio che quella visita non era stata affatto normale. La donna infatti aveva riferito di non essere stata invitata a sedersi per commentare preliminarmente l’esito della risonanza al bacino e il medico non le avrebbe parlato del dubbio di una patologia al pavimento pelvico e non avrebbe raccolto il suo consenso a una visita molto diversa da quella svolta pochi giorni prima sulle articolazioni delle gambe e sulla mobilità delle anche. La donna disse che semplicemente la fece spogliare e stendere sul lettino e che dopo aver ripetuto inizialmente gli stessi movimenti sulle gambe, iniziò a testare la sensibilità degli arti inferiori fino ad arrivare alla zona inguinale dove avrebbe toccato la parte esterna dei genitali senza l’uso dei guanti e poi, dopo essersi messo i guanti aver eseguito l’esplorazione interna. Nessuna spiegazione né prima né dopo, nessun uso del gel o di una garza; quando la visita finì lei si rivestì e lui le prescrisse delle infiltrazioni alla zona lombare, commentando l’esito della risonanza solo molto brevemente e su esplicita richiesta della donna. Anomalie confermate dalla due consulenti dell’accusa che hanno contestato sia nel merito che nella forma la modalità di svolgimento di quell’esame, a partire dal fatto che se il medico si fosse convinto di una patologia del pavimento pelvico avrebbe dovuto prescrivere delle infiltrazioni nella zona perianale e non nella zona lombare come in effetti fece. Per i consulenti della difesa però quella modalità di azione era stata assolutamente normale e corretta nel contesto di una diagnosi differenziata e relativa a una problematica che si pone a cavallo tra specializzazioni diverse. In aula sono anche state lette le trascrizioni di alcune conversazioni telefoniche tra il medico e sua moglie, intercettazioni in cui alla domanda riguardo l’acquisizione del consenso l’uomo diceva: “Mi sembra assurdo chiedere il consenso, io sono il medico. È come se un senologo dovesse chiedere il consenso di toccare il seno”. Alle domande della moglie l’uomo rispondeva anche di non ricordare affatto quella visita, salvo poi esprimersi in maniera piuttosto esplicita riguardo la biancheria della paziente: “Aveva una biancheria quasi inesistente, cioè un conto è se vieni con le mutande della nonna, un conto se vieni col perizoma”. Circostanze che l’uomo ha provato a spiegare dicendo che in quel momento era scioccato, cercava di tranquillizzare la moglie e che in tanti anni di attività era la prima volta che si trovava in questa situazione. A carico del medico infatti non c’è alcuna precedente denuncia anche se ex colleghi dell’ospedale e infermiere avevano descritto come viscido, inopportuno e pesante quel suo modo di fare, con continue battute a sfondo sessuale. Nel corso dell’istruttoria è stata anche ascoltata una testimone che in seguito a un intervento chirurgico alla schiena avrebbe subìto lo stesso tipo di esplorazione intravaginale da parte del medico a cui aveva semplicemente lamentato il perdurare di un dolore alla schiena nella fase post operatoria. Nella sua deposizione ì’uomo ha fermamente negato l’episodio.

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