Stop ai camion, anche in Piemonte. Si fa sempre più concreto lo spettro di un fermo dell’autotrasporto, ormai in ginocchio per il caro carburanti. L’annuncio è arrivato nel pomeriggio di oggi (martedì 21 aprile) da Unatras, che riunisce le associazioni nazionale più rappresentative del comparto, compresa Confartigianato Trasporti: le mancate risposte dal governo alla richiesta di provvedimenti urgenti ha fatto scattare la mobilitazione. “Nei prossimi giorni verranno definite le giornate e le modalità attuative del blocco che saranno stabilite nel rispetto dei tempi dettati dal codice di autoregolamentazione dello sciopero di settore”, annuncia Confartigianato Piemonte.
I motivi? L’aumento dei costi operativi, la volatilità dei prezzi energetici, la compressione dei margini e gli squilibri nei rapporti di filiera, ma soprattutto l’assenza della politica. “Quindi anche in Piemonte, se non arriveranno risposte chiare e immediate da parte del governo, camion, tir e ogni altro mezzo impegnato nella distribuzione dei beni e delle derrate alimentari, spegneranno i motori nelle prossime settimane”, assicura Unatras.
Confartigianato Imprese Trasporti Piemonte ricorda che “il carburante, arrivato a 2,13 euro per litro, incide per il 35% dei costi operativi che nel totale, insieme alle tasse e una numerosa serie di imposizioni, arrivano quasi al 90%. Il carburante, quindi, torna a rappresentare un fattore di instabilità strutturale per il comparto, riproponendo una dinamica che negli ultimi anni gli imprenditori dell’autotrasporto hanno già dovuto affrontare più volte”.
Il fermo avrà un impatto rilevante sul sistema produttivo, in particolare in Piemonte, snodo strategico della logistica nazionale ed europea. Qui lo stop rischia di tradursi nella paralisi delle filiere. “Molte imprese dell’autotrasporto non sono più nelle condizioni di sostenere economicamente alcuni servizi – afferma Giovanni Rosso, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte Trasporti – arrivando a considerare più conveniente lasciare i mezzi fermi nei piazzali. La nostra posizione è, dunque, coerente: attendiamo un ultimo incontro con il governo ma se non arriveranno risposte e soluzioni immediate in materia di riduzione delle accise sul gasolio commerciale, non ci rimarrà che spegnere i motori. Crediamo sia necessario fermarsi non perché ci sia la volontà di arrecare un danno ma perché, al contrario, non è più conveniente far viaggiare i camion. Voglio ricordare che quando un mezzo pesante intraprende un viaggio, il trasportatore anticipa il costo del gasolio e dei pedaggi mentre i bonifici per le fatture emesse vengono saldate a distanza di tempo”.




