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Domenica 17 maggio 2026

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Risarcì la vittima di un suo reato truffando un’anziana signora

Oltre 200.000 euro sottratti a una donna, con una montagna di bugie e millanterie per nascondere sotterfugi

Cuneo

La Guida - Risarcì la vittima di un suo reato truffando un’anziana signora

Aveva pagato il risarcimento alla sua vittima di circonvenzione mettendo a segno un’ingegnosa truffa ai danni di un’altra anziana signora che nel giro di pochi anni perse oltre 200.000 euro. Tra la montagna di bugie raccontate alla donna, l’unica verità è che lui proveniva da una importante famiglia di industriali della Granda, la classica “pecora nera” che era stata esclusa dagli affari di famiglia e che negli anni aveva messo a segno una lunga lista di reati contro la persona e il patrimonio. È del 2019 il rinvio a giudizio per circonvenzione d’incapace per il quale G. R. poté accedere al patteggiamento previo risarcimento della vittima; peccato che i soldi li trovò truffando l’anziana signora che gli venne presentata in una cena da amici comuni, proprio alla fine di quell’anno. La sentenza di patteggiamento per il reato di circonvenzione arrivò a luglio 2022, in concomitanza con lo svuotamento del conto della sua nuova vittima. Nei mesi successivi a quell’incontro si era presentato dalla donna con regali e ne aveva carpito la fiducia e le confidenze tanto da indurla ad affidargli la gestione della vendita di un terreno. Dai progetti per l’edificabilità di villette a quello più ambizioso della costruzione di una casa di riposo, alla signora erano stati prospettati ingenti guadagni che però richiedevano intanto i costi per le pratiche, per gli architetti e per l’impresa di costruzioni; e in questo G. R. era stato molto bravo a condire il racconto con i nomi dei migliori professionisti della provincia, imprenditori edili, architetti, avvocati, notai, persone che in realtà non erano mai state coinvolte in alcun progetto e che servivano solo a rendere credibile la truffa. I soldi però li voleva in contanti, perché quello che faceva era in via di amicizia e occorreva essere discreti: “Mi diceva di metterli dentro una busta e di scendere a portarglieli in auto, questa cosa non la capivo e mi vergognavo”, ha riferito la donna in aula. Dello svuotamento del conto la figlia si accorse solo dopo molto tempo, quando ormai i dubbi su quella amicizia erano diventati assillanti, scoprendo i continui prelievi da svariate migliaia di euro e l’azzeramento di un fondo d’investimento. R. G. aveva provato a entrare nelle grazie anche della figlia proponendosi di risolvere un problema di accatastamento di un suo alloggio: “Mi chiese di mandargli i documenti della casa per mail, ma l’indirizzo era quello di un centro servizi. Rimasi stupita e poi scoprii che si trattava di centro servizi pratiche rivolto soprattutto ai lavoratori stranieri”. La figlia della vittima chiese ripetutamente un incontro con l’uomo ma tra una scusa e l’altra G. R. riuscì a sottrarsi continuamente, arrivando a mettere la madre contro la figlia, instillandole il dubbio che la figlia fosse interessata solo ai suoi soldi e che voleva farla interdire. La consapevolezza di essere finita vittima di un truffatore arrivò solo gradualmente, dopo la denuncia sporta dalla figlia e dopo aver preso visione della lunga lista di precedenti penali dell’uomo. In aula ha deposto anche la ex titolare del centro servizi che ha riferito di aver conosciuto G. R. molti anni prima: “Era senza lavoro, lo aiutai a costruire un curriculum e gli procurai dei colloqui di lavoro. Un giorno gli dissi che avevo bisogno di una nuova auto e lui mi propose di prenderla alle aste delle auto confiscate. Si fece dare 500 euro e gli feci firmare una ricevuta. Mi aveva raccontato come funzionava ma avevo dubbi su questa procedura e andai personalmente in tribunale dove scoprii che le cose non stanno affatto come lui mi aveva raccontato e così mi feci restituire i soldi”. L’udienza proseguirà l’8 maggio con gli ultimi testimoni prima della discussione e della sentenza attesa per giugno.

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