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Martedì 19 maggio 2026

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Le forti parole “cuneesi” di Calamandrei lette da Vasco Rossi

“Lo avrai, camerata Kesselring, il monumento che pretendi da noi italiani...”: il rocker di Zocca legge il testo che è riportato anche all'ingresso del municipio di Cuneo

Cuneo

La Guida - Le forti parole “cuneesi” di Calamandrei lette da Vasco Rossi

“Ora e sempre, Resistenza”. Parole forti, scolpite nel tempo e nella pietra. E anche nella lapide che è all’ingresso del municipio di Cuneo. Da ricordare oggi (sabato 25 aprile) e ogni giorno. Le scrisse Pietro Calamandrei nel 1952 nell’ottavo anniversario della morte di Duccio Galimberti. E le ha lette in un messaggio sulla propria pagina Facebook, nell’anniversario del 25 Aprile di cinque anni fa, uno dei nomi più noti della musica italiana, che proprio nel 1952 nacque: Vasco Rossi.
La lapide cuneese fu la prima, poi replicata in altri Comuni italiani, e a 80 anni dal primo 25 Aprile come festa nazionale della Liberazione non ha certo perso la forza del messaggio che trasmette. E quel messaggio, poi ripreso da sezioni Anpi (associazione nazionale partigiani italiani) ha fatto parte anche di un progetto video per le scuole, dal titolo “La Resistenza, il coraggio della scelta” a cui il rocker di Zocca ha dato il proprio contributo.
Ecco il testo della poesia di Pietro Calamandrei – con una introduzione (in corsivo) che lo contestualizza con la figura di Kesselring – e, qui, il link al video con le parole di Vasco Rossi.

Processato nel 1947 per crimini di guerra (Fosse Ardeatine, Marzabotto e altre orrende stragi di innocenti), Albert Kesselring, comandante in capo delle forze armate di occupazione tedesche in Italia, fu condannato a morte. La condanna fu commutata nel carcere a vita. Ma già nel 1952, in considerazione delle sue “gravissime” condizioni di salute, egli fu messo in libertà. Tornato in patria fu accolto come un eroe e un trionfatore dai circoli neonazisti bavaresi, di cui per altri 8 anni fu attivo sostenitore. Pochi giorni dopo il suo rientro a casa Kesselring ebbe l’impudenza di dichiarare pubblicamente che non aveva proprio nulla da rimproverarsi, ma che – anzi – gli italiani dovevano essergli grati per il suo comportamento durante i 18 mesi di occupazione, tanto che avrebbero fatto bene a erigergli… un monumento.
A tale affermazione rispose Piero Calamandrei, con una famosa epigrafe (recante la data del 4.12.1952, ottavo anniversario del sacrificio di Duccio Galimberti), dettata per una lapide “ad ignominia”, collocata nell’atrio del Palazzo Comunale di Cuneo in segno di imperitura protesta per l’avvenuta scarcerazione del criminale nazista. L’epigrafe afferma:

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

 

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