Ha scelto di risarcire la donna che lo accusava di stalking in modo da ottenere la remissione di querela e chiudere così una vicenda che la giovane infermiera aveva profondamente sofferto tanto da decidere di trasferirsi piuttosto che continuare ad avere quell’uomo come vicino di pianerottolo. Lui è G. C., professore precario, destituito dal suo incarico all’Itis di Savigliano per aver morso sul braccio un alunno. In quell’occasione il giovane non si era costituito parte civile e il giudice aveva considerato quel gesto come legittima difesa e lo aveva assolto; questa volta invece la donna che lo ha querelato ha rinnovato la sua intenzione all’inizio del processo, “perché questa situazione di ansia e disagio che ho provato io non capiti ad altre persone”. Per alcuni anni, da quando era stata assunta all’ospedale di Savigliano e si era trasferita in quel condominio, i rapporti con l’imputato erano stati normali, poi però una sera verso la fine del 2021 la donna si trovò sullo zerbino di casa un biglietto con frasi sconnesse riferite a malattie e poco più tardi, quella sera stessa, un messaggio su Facebook in cui veniva accusata da un uomo di aver sparlato di lui in ospedale: “Riconobbi dalla foto del profilo che era il mio vicino, ma non era stato mio paziente, non sapevo neanche che fosse stato ricoverato”. Da quel momento fino alla fine dell’anno le molestie divennero sempre più frequenti e inquietanti, tanto da indurre la donna a videochiamare i genitori o il fidanzato ogni volta che entrava o usciva da casa. Una volta trovò una scatola con spazzatura sullo zerbino, mentre in un’altra occasione, dopo averlo visto dalla spioncino chinarsi davanti alla porta ed armeggiare a terra, aprì la porta e vide che sotto il tappetino erano stati messi dei pacchetti di cracker. Il professore aveva anche continuato a insultarla sul sito dell’ospedale tanto che l’ente gli aveva bloccato l’account. Da ultimo aveva anche iniziato a spiarla mentre lei era in casa: “Vedevo dallo spioncino che poggiava l’orecchio sulla porta per ascoltare. Una volta mentre ero in videochiamata con mia madre aprii la porta e lui era lì, fece qualche salto indietro e si chiuse subito dentro casa, avevo girato la telecamere in modo che mia madre lo vedesse e intanto gli chiedevo cosa volesse da me. Farfugliò qualcosa sul fatto che avevo cambiato fidanzato e che non lo avevo ringraziato per avermi aiutata col trasloco, cosa peraltro non vera”. Da lì venne la decisione di traslocare e denunciare il professore. In aula G. C. si è presentato proprio al termine dell’istruttoria, ribadendo l’accusa di non averlo mai ringraziato per averla aiutata nel trasloco e perché non lo salutava quando lo incontrava. L’uomo si è impegnato a versare la somma di 2.500 euro per ottenere la remissione di querela; l’udienza è stata quindi rinviata di qualche mese per verificare l’avvenuto pagamento.




