La notte fra il 26 e il 27 agosto 2021 era andato all’hub vaccinale installato al Movicentro e con una bomboletta di vernice rossa aveva scritto insulti e frasi contro i vaccini, con la sigla della doppia V iscritta in una cerchio, simbolo dei “guerrieri vivi”, gruppo attivo sui canali Telegram nettamente contrario ai vaccini anti Covid. Nelle indagini, gli inquirenti avevano trovato sul canale Telegram del gruppo alcuni post che riportavano le notizie dei quotidiani locali sul gesto compiuto qualche giorno prima. Confrontando le foto del profilo che aveva pubblicato quei post con le immagini delle telecamere stradali, si arrivò all’identificazione di G. V., 60enne cuneese attivo su quel canale Telegram che nei mesi precedenti aveva partecipato a manifestazioni contro le restrizioni per il Covid e contro i vaccini. L’uomo è stato quindi rinviato a giudizio con l’accusa di deturpamento. A suo carico anche l’accusa di aver lasciato scritte dello stesso tenore sul muro di cinta del cimitero di Busca qualche settimana più tardi. A casa dell’uomo gli inquirenti avevano trovato la felpa scura che l’uomo indossava quella sera, macchiata di vernice rossa. A suo carico anche la telefonata, intercettata dagli inquirenti, in cui chiedeva alla sua amica di acquistare la bomboletta di vernice rossa; era la stessa donna ripresa con lui all’hub vaccinale del Movicentro e la cui posizione era in seguito stata stralciata. Gli inquirenti avevano anche tracciato il percorso dell’auto di G. V, la notte del 26 agosto, segnalata grazie alle telecamere stradali proprio nei pressi del Movicentro, in Lungo Stura XXIV Maggio prima dell’imbrattamento e poi a ritroso, in contromano fino a corso Soleri. A conclusione dell’istruttoria il pm aveva chiesto per lui la condanna a quattro mesi e 700 euro di multa. Per la difesa invece non era stato provato oltre ogni ragionevole dubbio che l’uomo ripreso la notte del 26 agosto fosse proprio G. V., dato che in primo momento gli inquirenti avevano parlato di due uomini quella notte verso il punto vaccinale, raggiunti poi da una donna. Nessuna indagine però era stata svolta per accertare l’identità di questa persona, lasciando il dubbio che potesse essere lui l’autore delle scritte sul tendone. Le prove ricostruite in istruttoria sono però state riconosciute valide dalla giudice che ha condannato l’uomo (incensurato) al pagamento di 700 euro di multa.




