I Carabinieri di pattuglia la sera del 23 ottobre 2023 lo avevano visto procedere ad alta velocità e con manovre pericolose fino al parcheggio di una pizzeria dove lasciò la propria Fiat Panda in mezzo al piazzale e con lo sportello aperto (“Conoscevamo il conducente per i suoi precedenti di polizia, l’auto era sua ma lui non aveva mai conseguito la patente di guida”). Lui è L. D. J., 44enne torinese, denunciato, in seguito a quello che avvenne quella sera, per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e per aver guidato senza patente e sotto l’effetto di sostanze alcoliche e stupefacenti. I militari che lo seguirono dentro il locale lo trovarono seduto in compagnia di una donna e appena si rivolsero a lui sentirono un forte odore di alcool. “Alla nostra richiesta di sottoporsi all’etilometro reagì in malo modo, avvicinandosi a pochi centimetri dal mio viso e ci minacciò – ha riferito in aula uno dei Carabinieri di pattuglia -, disse di portarlo in caserma e che poi ce l’avrebbe fatta vedere, che ci avrebbe ammazzati tutti perché tanto sapeva dove abitavamo. Ci disse anche di andare a prendere gli spacciatori e di non rompere le palle a lui”. Visto il suo forte stato di agitazione i militari chiamarono una pattuglia in supporto e portarono l’uomo in caserma dove la situazione diventò ancora più ingestibile: “Alternava momenti di calma a forti stati di agitazione durante i quali prese a testate il muro e danneggiò anche alcuni arredi della caserma. Poi decise che voleva uscire a fumare una sigaretta e nel tentativo di fermarlo, sulle scale di entrata ci fu una colluttazione dei colleghi dell’altra pattuglia che avevamo chiamato in supporto. Dovetti usare lo spray per fermare la situazione”, aveva riferito un altro Carabiniere. Anche quando arrivò l’ambulanza del 118 le cose non migliorarono, L. D. J. continuò a insultare tutti, compresi i sanitari, rifiutando le cure mediche, mentre i due Carabinieri coinvolti nella colluttazione ebbero tre gironi di prognosi. Per il pubblico ministero Anna Maria Clemente i reati contestati erano stati provati nell’istruttoria dibattimentale e per questo a conclusione della sua requisitoria ha chiesto la condanna a 13 mesi per le lesioni e la resistenza e 11 mesi di arresto e 3.500 euro di ammenda per le violazioni del Codice della Strada. Di diverso avviso l’avvocato Maiorana che nella sua arringa ha definito fuori misura la condotta dei militari che non avevano alcun motivo di ricorrere al fermo dell’uomo ma avrebbero tranquillamente potuto contestare sul posto le violazioni di rifiuto di fornire le proprie generalità e di guida in stato di ebbrezza, evitando il trasferimento in caserma con tutto quello che ne era seguito. Per questo l’avvocato ha chiesto l’assoluzione per la resistenza e le lesioni e il minimo della pena per la violazioni del Codice della Strada. Il giudice però ha accolto la richiesta dell’accusa condannando l’uomo a 14 mesi di reclusione per la lesioni e a sei mesi di arresto per la guida senza patente e in stato di alterazione.




