
La denuncia, seppur necessaria, troppo spesso si ferma all’indignazione. La riflessione cerca percorsi nuovi, alternativa a fonte di una realtà che manifesta tutta la sua colpevole inadeguatezza nel soddisfare i diritti. Su questa linea il saggio di Edi lazzi sul lavoro si propone, nella sua brevità e chiarezza, come una lucida analisi di questo mondo suggerendo anche delle possibili strade di rinnovamento.
È necessario anzitutto comprendere, dice l’autore, il cammino a livello sociale e legislativo che ha condotto all’attuale situazione. Ciò giustifica il taglio storico della prima parte che muove dall’art. 1 della Costituzione per individuare poi le tappe che hanno svuotato questi principi. “Senza leggi adeguate la Costituzione rimane lettera morta”, dice. Ravvisa dunque i punti fermi che sono stati conquistati dai lavoratori nei primi decenni del dopoguerra per essere poi sistematicamente smantellati dai governi successivi complice un contesto economico mondiale che ha invaso l’ambito politico.
Il risultato è un mondo del lavoro frammentato, caratterizzato da forte precarizzazione, da competizione tra lavoratori, da una società dei consumi che sembra appianare le differenze verso un falso “siamo tutti dalla stessa parte”. In realtà le “sfumature” che fanno la differenza si mostrano non appena qualcosa scricchiola: una malattia, la perdita del lavoro, persino la nascita di un figlio illuminano l’ingiustizia latente.
Le testimonianze dirette di alcuni lavoratori “giovani adulti” confermano questa precarietà a cui aggiungono la sensazione di essere soli, la sfiducia nella rappresentanza, un disincanto verso il futuro: “alla fine sono riusciti ad addomesticarci”. Da questo stesso quadro vengono i suggerimenti per non gettare la spugna con alcuni punti fermi quali il ripensare il ruolo del pubblico, guardare al benessere della comunità, recuperare il senso della collettività contro l’individualismo.
Tanta fatica per nulla
di Edi Lazzi
Editrice: Ed. Gruppo Abele
euro 14




