I consiglieri del gruppo “La Nostra Provincia” intervengono in merito al dibattito sulla riorganizzazione del servizio di emergenza-urgenza 118, promossa da Azienda Zero e dalla Giunta regionale guidata dal presidente Alberto Cirio.
“Prendiamo atto della recente presa di posizione di Patto Civico – dichiarano i consiglieri – ma non possiamo non rilevarne il carattere parziale. La riorganizzazione del 118, infatti, non riguarda soltanto le valli Tanaro e Varaita, ma coinvolge anche altre aree fondamentali della nostra provincia come Alba, Bra e la Valle Po. Parlare solo di alcuni territori significa non rappresentare pienamente le esigenze dell’intera comunità provinciale”.
“Essere amministratori della Provincia di Cuneo – proseguono – significa assumersi la responsabilità dell’intera ‘Granda’, senza distinzione tra aree più o meno rappresentate politicamente. Per questo motivo riteniamo necessario un approccio più ampio, coerente e inclusivo. Avremmo potuto discuterne insieme in Consiglio provinciale e condividere le informazioni per evitare fughe in avanti parziali”.
Il gruppo “La Nostra Provincia” ricorda inoltre come, in passato, proposte analoghe su temi sanitari – come il ridimensionamento dei Pronto Soccorso degli ospedali di Ceva e Saluzzo – fossero state considerate non di competenza del Consiglio provinciale. “Oggi questo orientamento sembra essere cambiato. Un fatto positivo, che però impone chiarezza: cosa è mutato nel frattempo?”
Alla luce di questo nuovo scenario, i consiglieri avanzano una proposta concreta: “Riteniamo indispensabile promuovere una ricognizione complessiva del servizio di emergenza-urgenza 118 su tutto il territorio provinciale, al fine di arrivare a una presa di posizione unitaria e forte nei confronti della Regione. Non è accettabile che un servizio essenziale venga riorganizzato senza un adeguato confronto con le comunità locali e gli enti territoriali.”
“Su temi come la sanità – concludono – servono responsabilità, coerenza e visione d’insieme. La Provincia deve essere voce di tutti i territori, nessuno escluso”.
Riceviamo e pubblichiamo anche il comunicato del sindacato Nursing Up in merito al 118 a Garessio:
“Il punto non è la presenza o meno del medico, né tantomeno le competenze degli infermieri. Il problema vero è un altro: si stanno scaricando sui professionisti le conseguenze di scelte organizzative e di tagli che riguardano l’intero sistema sanitario”, afferma Claudio Delli Carri, segretario Nursing Up Piemonte e Valle d’Aosta, intervenendo nel dibattito emerso in questi giorni sulla riorganizzazione del servizio 118 nell’area di Garessio.
La questione è stata sollevata anche dal sindaco del Comune, che ha espresso preoccupazione per la sospensione della presenza medica nei fine settimana e nei giorni festivi. Un tema reale, secondo il Nursing Up, ma che rischia di essere interpretato in modo parziale. “Comprendiamo le preoccupazioni dei territori, soprattutto in contesti complessi come quelli montani”, prosegue Delli Carri, sottolineando però che “il dibattito di questi giorni dimostra quanto spesso non sia chiaro come funzioni realmente il sistema di emergenza-urgenza e quali siano le criticità strutturali della sanità nella nostra regione”.
Il segretario regionale entra quindi nel merito: “Gli infermieri sono da anni il pilastro operativo del sistema 118. Sono i primi a intervenire sul territorio, operano su protocolli definiti e hanno competenze avanzate. Mettere in discussione questo aspetto significa non conoscere il funzionamento reale del servizio”.
Un chiarimento ritenuto necessario anche per evitare narrazioni distorte: “Non si deve far passare l’idea che, in assenza del medico, l’infermiere venga utilizzato come soluzione di ripiego. È un messaggio sbagliato e pericoloso”.
Delli Carri è netto: “L’infermiere non è un tappabuchi in un sistema in difficoltà. È una risorsa strategica del sistema di emergenza-urgenza, con un ruolo definito e riconosciuto”.
Il modello, inoltre, non è frutto di scelte improvvisate: “Il sistema 118 si fonda su algoritmi clinico-assistenziali definiti e condivisi tra Azienda Zero, Ordine dei Medici e Ordini delle professioni sanitarie. Si tratta di un’organizzazione strutturata, costruita nel tempo e validata a livello istituzionale”.
Il nodo, quindi, è altrove: “Il tema reale è che si stanno riducendo risorse e presidi, soprattutto nei territori più complessi. In aree montane come quella di Garessio, dove i tempi di intervento sono determinanti, ogni scelta organizzativa deve essere valutata con estrema attenzione”.
In questo contesto, il rischio è duplice: “Da un lato si indebolisce il sistema, dall’altro si aumentano le responsabilità sugli infermieri senza un adeguato riconoscimento, senza tutele e senza un rafforzamento reale dell’organizzazione”.
Il Nursing Up ribadisce quindi la propria posizione: “Non siamo contrari all’evoluzione del modello di emergenza-urgenza. Sappiamo che il sistema si basa su integrazione delle competenze e protocolli condivisi. Ma questo deve avvenire all’interno di un disegno strutturato, non come conseguenza di tagli”.
E conclude: “Non si può usare l’infermiere per compensare carenze organizzative. Difendere il suo ruolo significa difendere la qualità del servizio. Per farlo servono investimenti, programmazione e una visione complessiva del sistema sanitario”.




